Pete Livesey

Biografia
Pete Livesey, nato il 12 dicembre 1943 a Wakefield, nello Yorkshire, e scomparso il 26 febbraio 1998, è stato una delle figure di spicco dell'arrampicata britannica degli anni '70, noto per aver alzato l'asticella dell'arrampicata tradizionale inglese e per il suo carattere competitivo ma malizioso. Proveniente da un background sportivo, dove aveva corso a livello nazionale fin dall'adolescenza, sviluppò presto la resistenza, la velocità e la forza che sarebbero diventate le basi del suo stile di arrampicata, prima di dedicarsi ad altre attività all'aria aperta come la speleologia e la canoa, in cui eccelleva. Solo verso la fine dei trent'anni si dedicò completamente all'arrampicata, ma il suo impatto fu immediato: nel 1971, con la salita in libera di Face Route a Gordale Scar, aprì una serie di vie in libera impegnative e di lunga durata sul calcare dell'Inghilterra settentrionale, stabilendo un nuovo standard di difficoltà. A metà degli anni '70, Livesey era considerato il miglior scalatore britannico, grazie anche a salite come Footless Crow a Goat Crag e Right Wall a Dinas Cromlech, che all'epoca erano tra le vie più difficili del paese. Fu uno dei primi in Gran Bretagna a sistematizzare l'allenamento specifico per l'arrampicata, utilizzando le nuove pareti artificiali e sessioni strutturate per sviluppare forza e resistenza – un approccio poi adottato e portato avanti dalla generazione successiva, in particolare da Ron Fawcett, suo protetto e rivale. La sua ambizione si estese rapidamente oltre i confini britannici: realizzò la seconda salita della Troll Wall in Norvegia, liberò vie artificiali nelle Dolomiti, impressionò per la sua velocità nel Kaisergebirge austriaco e rivoluzionò l'arrampicata libera nelle Gole del Verdon, dimostrando che era possibile arrampicare lì senza tirare i chiodi, aprendo in particolare la via Piche Nibou. Figura carismatica e teatrale, Livesey mascherava un'intensa determinazione dietro un umorismo provocatorio e uno stile di abbigliamento trasandato, in netto contrasto con l'immagine più "atletica" degli scalatori che lo avrebbero seguito. All'inizio degli anni '80, dopo la via del Golden Mile, abbandonò gradualmente l'arrampicata ad alto livello per dedicarsi all'orienteering e alla corsa in montagna, dove raggiunse comunque un livello d'élite, raggiungendo il vertice della classifica M45 e ottenendo diversi piazzamenti consecutivi tra i primi 10 alla Karrimor International Mountain Marathon. Allo stesso tempo, diresse un rinomato programma di attività all'aperto presso l'Ilkley and Bradford Community College e collaborò con il British Mountaineering Council, lasciando il segno nella comunità anche attraverso il suo ruolo di educatore e organizzatore. Pete Livesey morì di cancro il 26 febbraio 1998, all'età di 54 anni, lasciando dietro di sé un'importante opera di percorsi audaci e un'eredità di innovazione nell'allenamento, etica dell'arrampicata libera e impegno mentale sulla roccia, che avrebbero avuto un'influenza duratura sull'arrampicata britannica ed europea.

